Non esiste una sola verità sulla cybersecurity. Esistono decisioni di sicurezza, prospettive e priorità che cambiano in base al ruolo, al contesto e al rischio che stiamo valutando.
Questo articolo nasce dal confronto tra professioniste cyber di HWG Sababa che operano ogni giorno in ambiti diversi – dalla strategia alla threat intelligence, dalla cybersecurity OT all’ESG – e che osservano la sicurezza da angolazioni complementari. Ne emerge una lettura di insieme che mette a confronto punti di vista differenti per smontare miti ricorrenti e chiarire quali decisioni non possono più essere rimandate, andando ben oltre il puro perimetro del CISO.

Per il quinto anno consecutivo, gli incidenti cyber si confermano come il principale rischio globale per il business, secondo l’ultimo Allianz Risk Barometer. Si collocano al centro di uno scenario di rischio sempre più complesso, accanto alla rapida ascesa dell’intelligenza artificiale, all’aumento delle interruzioni operative, agli eventi climatici e a una pressione regolatoria crescente. In questo contesto, le decisioni di sicurezza che le organizzazioni prendono – o rimandano – non sono mai state così determinanti.
Questo posizionamento è significativo. Il rischio cyber non è più un tema isolato, ma è profondamente interconnesso con molte delle altre minacce che le aziende affrontano oggi. Eppure, nonostante questa consapevolezza sia ormai diffusa, la cybersecurity continua a essere spesso fraintesa, soprattutto quando si tratta di priorità e processi decisionali.
Molte organizzazioni trattano ancora gli incidenti cyber come un problema puramente tecnologico o come una responsabilità confinata ai team IT. In realtà, il rischio cyber è sistemico: impatta sulle operazioni, sulla supply chain, sulla compliance, sulla reputazione e, in ultima analisi, sulla continuità del business. Quando le decisioni di sicurezza vengono affrontate in modo isolato, la cybersecurity tende a diventare un punto di debolezza. Quando invece vengono affrontate in modo olistico, queste possono ridurre significativamente l’esposizione a un’ampia gamma di altri rischi aziendali.
Dagli strumenti alla complessità
Acquistare nuove soluzioni, aggiungere controlli o reagire agli incidenti solo dopo che si sono verificati non è più sufficiente in un contesto in cui gli attacchi sono continui, mirati e sempre più automatizzati. Questi approcci reattivi portano spesso a decisioni di sicurezza frammentate, scollegate dalla strategia complessiva dell’organizzazione.
La cybersecurity oggi richiede un approccio più complesso: governance al posto dei silos, coordinamento invece di frammentazione, preparazione invece di reazione. Si tratta di mettere la tecnologia al servizio della strategia, dei processi e delle persone e di prendere decisioni di sicurezza consapevoli che riflettano il modo reale in cui le organizzazioni operano.
Per comprendere meglio cosa stia rallentando le aziende – e quali decisioni di sicurezza non possano più essere rimandate – abbiamo osservato la cybersecurity attraverso le prospettive di esperti HWG Sababa che lavorano quotidianamente con organizzazioni di settori, dimensioni e livelli di maturità differenti. Al di là delle specificità, emerge uno schema ricorrente: le difficoltà principali non derivano dalla mancanza di soluzioni, ma da decisioni rimandate, priorità sottovalutate e miti persistenti che frenano l’azione.
Le priorità che stanno ridefinendo la cybersecurity nel 2026
Uno dei cambiamenti più evidenti che influenzano le decisioni di sicurezza nel 2026 è il ruolo dell’intelligenza artificiale. L’AI sta diventando essenziale per gestire la velocità, la scala e il volume degli attacchi moderni. L’automazione consente rilevamento, risposta e prioritizzazione più rapidi – non per sostituire l’expertise umana, ma per renderla efficace sotto pressione. Come spiega Valeria Maurogiovanni, Project Manager: «Nel 2026 un CISO non può più permettersi di rimandare l’implementazione di una strategia di cybersecurity basata sull’intelligenza artificiale. Con l’evoluzione delle minacce, l’AI diventa fondamentale per rilevare e rispondere agli incidenti in tempo reale, automatizzare le operazioni di sicurezza e rafforzare la postura complessiva.»
Allo stesso tempo, la Cyber Threat Intelligence sta evolvendo. Non può più restare descrittiva, focalizzata sulla sola osservazione delle minacce, o scollegata dalle decisioni di business. Come sottolinea Alessia Fincato, Cyber Threat Intelligence Specialist: «La Cyber Threat Intelligence deve diventare un vero strumento decisionale, integrato nel risk management, nella strategia aziendale e nella pianificazione degli investimenti – includendo anche le dinamiche geopolitiche.»
L’Operational Technology rappresenta un altro fronte critico che incide direttamente sulle decisioni di sicurezza. La separazione tra IT e OT è sempre più artificiale, mentre le conseguenze degli incidenti in ambienti industriali sono estremamente concrete. Come osserva Irene Parodi, Industrial Cybersecurity Specialist: «La sicurezza OT richiede una governance unificata, visibilità sugli asset, segmentazione di rete e capacità di risposta agli incidenti progettate specificamente per gli ambienti industriali.»
Infine, la supply chain amplifica ulteriormente la complessità. Come evidenzia Maria Stella, Responsabile ESG: «Un’organizzazione può essere ben protetta internamente, ma restare vulnerabile attraverso partner, fornitori o terze parti con una maturità cyber inferiore.»
In questo scenario, il rischio cyber supera i confini dell’organizzazione e diventa una sfida di ecosistema, che richiede decisioni di sicurezza coordinate lungo tutta la catena del valore.
La vera decisione
Nonostante tutto questo, alcuni miti continuano a rallentare il progresso: l’idea che la cybersecurity sia “solo un tema IT”, che la sicurezza OT possa essere gestita separatamente o che la responsabilità si esaurisca al perimetro aziendale. Come spiega Dalila Barone, Security Manager Specialist: «Uno dei miti più persistenti è pensare che basti adottare le tecnologie giuste. Ciò che fa davvero la differenza è come queste tecnologie vengono gestite, monitorate e integrate nelle operazioni quotidiane.»
Queste convinzioni frammentano la responsabilità e ritardano proprio quelle decisioni di sicurezza che potrebbero rafforzare la resilienza.
Nel 2026, le decisioni di sicurezza più critiche per CISO e security leader non riguardano quali tecnologie o framework selezionare, ma di decidere di trattare la cybersecurity come una disciplina continua, condivisa e strategica – integrata nella governance, nelle operazioni, nei processi decisionali e nella cultura aziendale.
Il rischio cyber può guidare le classifiche globali, ma sarà il modo in cui le organizzazioni prendono e applicano le proprie decisioni di sicurezza a determinare se resterà una vulnerabilità o diventerà una fonte di resilienza in un mondo sempre più complesso.









